Mara Galeazzi and friends Royal Ballet Gala di danza Teatro Carcano Milano

Mara Galeazzi & Friends

Dal 30 ottobre al 1 novembre il Teatro Carcano ospita la danzatrice italiana Mara Galeazzi, già prima ballerina del Royal Ballet di Londra, per un Gala dal respiro internazionale.

Nel 2006 ha ricevuto il Premio Danza & Danza come Migliore ballerina italiana nel mondo, nel 2009 è stata insignita del titolo di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana dal presidente Giorgio Napolitano: la danzatrice italiana Mara Galeazzi, stella del Royal Ballet di Londra, torna a Milano – città che lasciò subito dopo il diploma alla Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala – per un Gala internazionale che inaugura la stagione del Teatro Carcano, dal 30 ottobre al 1 novembre. Una carriera straordinaria, che l’ha portata a danzare sui palcoscenici più prestigiosi, accanto a coreografi e danzatori di primissimo piano. Una vita all’insegna della danza e, allo stesso tempo, della sensibilità e dell’attenzione agli altri, come dimostra la fondazione dell’associazione benefica Dancing for the Children Foundation.

Il programma della serata mescola brani del repertorio classico a coreografie contemporanee, firmate da alcuni dei coreografi di punta del Royal Ballet, ma anche titoli di autori internazionali del Novecento. Mara Galeazzi danzerà il solo Ossein di Wayne McGregor, su musica di Bach, e sarà affiancata dal ballerino del Royal Ballet Gary Avis in On before di William Tuckett e Lieder di Alastair Marriott. Sempre con Gary Avis danzerà in prima assoluta il duo From the Shade, che il coreografo australiano Tim Podesta ha creato per lei proprio in occasione di questo Gala. La danzatrice italiana sarà affiancata da danzatori provenienti da alcune delle più importanti compagnie europee. Dal Dutch National Ballet arrivano Anna Tsygankova e Jozef Varga, che vedremo danzare nel passo a due del Terzo Atto de Il lago dei cigni e in Duet di Christopher Wheeldon su musiche di Maurice Ravel. Elena Vostrotina e Raphael Coumes Marquet, dal Dresden Semperoper Ballet, presentano In the Middle Somewhat Elevated di William Forsythe e The Grey Area di David Dawson. I danzatori del Royal Danish Ballet Alexandra Lo Sardo e Jon Axel Fransson danzeranno La Sylphide, del maestro del balletto ottocentesco danese August Bournonville, e il contemporaneo Cacti di Alexander Ekman.

Mara Galeazzi and friends Royal Ballet Gala di danza Teatro Carcano Milano

 

Abbiamo raggiunto Mara Galeazzi al telefono per una chiacchierata che ha lasciato fin da subito emergere la sua solarità, il suo grande amore per la danza e per il suo lavoro.

Mara, è la prima volta che si esibisce su un palcoscenico milanese dopo la sua partenza per Londra. Che cosa significa per lei tornare a danzare in Italia, in questa e in altre occasioni?
«Sono sempre molto felice di tornare in Italia, è un Paese cui devo molto. Anche a livello personale qui ci sono le mie amicizie, le persone che hanno continuato a seguirmi in questi anni, la mia famiglia».

Accanto a brani del repertorio classico, il programma che presenta al Teatro Carcano include lavori contemporanei di coreografi di punta del Royal Ballet, come Wayne McGregor, Christopher Wheeldon, Alastair Marriott…
«Ho voluto fare una scelta un po’ diversa, portare brani di coreografi che hanno avuto esperienze importanti a Londra e all’estero, ma che sono forse meno conosciuti in Italia. L’idea era far scoprire cose nuove, cui il pubblico italiano è meno abituato. Poi, naturalmente, ci sono anche pezzi classici, perché credo che comunque sia importante dare colore alla serata, costruire un programma variegato. Le coreografie sono molto diverse tra loro, ogni coreografo ha il suo stile: McGregor ha una qualità di movimento davvero unica, poi c’è Marriott, con linee e posizioni che ho trovato fin da subito naturali, William Forsythe, sempre fresco e moderno anche se molte delle sue coreografie sono degli anni Settanta e Ottanta».

Quale aggettivo userebbe per descrivere i brani che danzerà nel corso del Gala?
«Solo uno? Direi challenging (“stimolante”, anche se crediamo che lasciato in inglese il termine renda meglio l’idea dell’impegno e della passione che stanno dietro a ogni esibizione, ndr). Aggiungo, anche, molto personali, intimi, perché si tratta di pezzi che sono stati creati per me – come nel caso del nuovo solo di Tim Podesta – o comunque sui quali ho lavorato molto e direttamente con i coreografi».

Che tipo di rapporto si instaura con i coreografi quando si lavora a nuove creazioni?
«Con ciascuno di loro il rapporto è differente: Tim Podesta, ad esempio, arriva in sala e dà già i passi ai danzatori, anche se poi naturalmente si lavora insieme per adattarli al meglio; Wayne McGregor ha delle idee ma lascia che siano i ballerini a fare il movimento; Alastair Marriott immagina quelle che saranno le forme e le linee. Diciamo che, in generale, ci deve essere molta comunicazione tra coreografo e danzatore, si lavora insieme, ci deve essere accettazione e fiducia da entrambe le parti. Io ho sempre avuto esperienze molto belle con tutti i coreografi con cui ho lavorato».

Lei ha danzato coreografie di molti grandi maestri del Novecento, da William Forsythe a John Cranko, ma c’è forse un rapporto particolare che la lega a Kenneth MacMillan. Ce ne parla? Cosa rappresenta per lei interpretare una sua coreografia?
«Purtroppo ho potuto lavorare con lui solo per pochi mesi, subito dopo il mio arrivo al Royal Ballet, però l’ho conosciuto come coreografo e come persona attraverso i suoi balletti. È sempre stato molto presente. Le coreografie di MacMillan toccano la mia personalità, a livello di linguaggio, movimento, sensazioni, le sento molto affini. Un altro grande coreografo con cui ho avuto profonda affinità e cui devo molto è stato Glen Tetley».

C’è un ruolo, tra i molti interpretati, che le sta particolarmente a cuore?
«Quello di Maria Vetsera in Mayerling di MacMillan, lo sento come molto personale perché è stato il primo ruolo importante che ho interpretato quando sono entrata in compagnia e anche quello che ho danzato al mio addio alle scene nel 2013. In più, per questo ruolo ero stata scelta proprio da MacMillan, anche se poi non ho potuto lavorare con lui. Un altro personaggio che amo molto è Anastasia, sempre di Kenneth MacMillan».

E uno che le sarebbe piaciuto, o le piacerebbe, danzare?
«Il lago dei cigni – mi sarebbe piaciuto in passato – oggi La dama delle camelie o La bisbetica domata di John Cranko. Comunque nella mia carriera ho danzato davvero molti balletti, non ho particolari rimpianti».

La più grande soddisfazione che le ha dato la danza?
«La danza è sempre stata parte di me, anche a livello emotivo. Fin da bambina sono sempre stata una persona molto aperta, con tanta voglia di fare: la danza mi ha permesso di esprimere davvero quello che avevo dentro. A volte, purtroppo, è difficile esprimersi, ci si adegua, anche dal punto di vista sociale ci sono ruoli ben definiti, schemi. Attraverso la danza ho potuto, invece, esternare, far uscire quello che avevo dentro. Credo che la soddisfazione più grande sia questa, che è poi ciò che permette a un artista di “arrivare” al pubblico, regalare emozioni».

Ci sono state anche rinunce?
«Non parlerei propriamente di rinunce, certo la danza impone certe regole, un determinato stile di vita, ma io non ho sofferto, anche quando ero adolescente. Per me non si è trattato di rinunce, non ho rimpianti e soprattutto ripensamenti: la danza è stata la mia scelta fin da subito».

Progetti per il futuro?
«Ho molti progetti con Tim Podesta, a gennaio sarò con lui a Melbourne e a giugno sarò a New York al Baryshnikov Arts Center. Lavoro molto con la Covent Garden Dance Company e tornerò a lavorare con il Royal Ballet con Wayne McGregor. Poi mi piacerebbe poter dirigere una compagnia, credo di essere pronta per questo passo, soprattutto mi piacerebbe poter trasmettere tutto quello che ho imparato al Royal Ballet».

Qual è il punto di forza di questa compagnia?
«Da noi non ci sono “dive”. È una compagnia molto variegata, ci sono ballerini molto diversi, dal punto di vista tecnico, stilistico… è come aprire una scatola di cioccolatini e poter scegliere. Ed è un gruppo profondamente unito. Ho davvero imparato molto. Poi ogni anno ci sono moltissime produzioni, tutte di altissima qualità, si lavora su molti progetti».

La danza può diventare anche uno strumento per aiutare gli altri: nel 2007 lei ha fondato la Dancing for the Children Foundation, associazione che si occupa di raccogliere fondi destinati a bambini in difficoltà nel mondo. Ce ne parla?
«Per me è importante soprattutto trasmettere un messaggio: “non è impossibile aiutare”. A volte basta davvero poco, un piccolo gesto. Certo la raccolta fondi è importante, ma ci sono modi diversi per aiutare, anche dal punto di vista spirituale, artistico. Questi bambini hanno soprattutto bisogno di sentirsi amati, attraverso la danza possiamo regalare loro un momento di felicità».

INFO
Mara Galeazzi & Friends
European Dance Alliance / Valentina Marini Management
Teatro Carcano – Milano
venerdì 30 ottobre (ore 19.30), sabato 31 ottobre (ore 20.30), domenica 1 novembre (ore 16.00)
www.teatrocarcano.com

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